Bitcoin torna a muoversi verso l’alto e supera i 92.000 dollari, in una giornata in cui il mercato crypto respira un misto di sollievo e tensione. Il rialzo è legato in parte alla forza dei titoli tecnologici, ma è frenato da un elemento che domina la scena geopolitica: la crisi in Venezuela.
Secondo le analisi, Bitcoin è salito di circa 1,1%, raggiungendo quota 92.264 dollari nelle prime ore della giornata. Il movimento non è isolato: arriva mentre gli investitori valutano le possibili conseguenze dell’offensiva statunitense contro il Venezuela, un evento che sta ridisegnando gli equilibri regionali e globali.
Alcuni report sottolineano che la cattura del presidente Nicolás Maduro da parte delle forze USA ha contribuito a un clima di forte incertezza, trasformando Bitcoin in un asset osservato non solo dai trader, ma anche dagli analisti geopolitici. In passato, crisi di questo tipo hanno generato volatilità immediata, ma senza provocare sell-off strutturali: anche oggi, infatti, i volumi restano stabili e non si registra un aumento significativo di BTC inviato agli exchange.
Il mercato, dunque, si muove su un equilibrio fragile: da un lato la spinta tecnica e il sentiment positivo, dall’altro la consapevolezza che gli sviluppi in Venezuela potrebbero influenzare la narrativa globale, soprattutto se la crisi dovesse intensificarsi.
Bitcoin sale, ma lo fa con cautela. E la cautela, in giornate come questa, pesa quanto il prezzo stesso.
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