LA PAURA DEL NUOVO: PERCHÉ RESISTIAMO AL CAMBIAMENTO ANCHE QUANDO LO DESIDERIAMO


C’è un momento, sempre lo stesso, che si ripete ogni volta che il nuovo si avvicina. È un istante sospeso, quasi invisibile, in cui il desiderio e la paura si toccano. Da una parte c’è la spinta verso ciò che potrebbe essere, dall’altra la forza che ci trattiene in ciò che già conosciamo. È lì, in quella tensione, che nasce la nostra resistenza al cambiamento.

Il paradosso è evidente: desideriamo il nuovo, lo immaginiamo, lo invochiamo persino. Eppure, quando si presenta davvero, qualcosa dentro di noi si irrigidisce. Non è incoerenza, è natura. Il cambiamento ci attrae perché promette possibilità, ma ci spaventa perché chiede un prezzo: lasciare andare ciò che ci è familiare. E il familiare, anche quando non ci soddisfa più, ha un potere magnetico. È prevedibile. È sicuro. È casa.

La paura del nuovo non nasce dal nuovo in sé, ma dalla perdita implicita che porta con sé. Ogni trasformazione, anche la più desiderata, comporta un piccolo lutto: la rinuncia a una versione precedente di noi stessi. E l’essere umano, per quanto ambizioso, è profondamente legato alle proprie abitudini. Le abitudini sono radici. Ci ancorano. Ci proteggono. Ci definiscono. Spezzarle significa esporsi.

Eppure, c’è un’altra verità che spesso dimentichiamo: il cambiamento non è un salto nel vuoto, è un attraversamento. Non ci chiede di abbandonare tutto, ma di spostare il peso da un piede all’altro. Di accettare che l’incertezza non è un nemico, ma un passaggio obbligato verso una forma più ampia di noi stessi.

La resistenza, allora, non è un difetto. È un segnale. È il modo in cui la nostra mente ci chiede tempo per riorganizzarsi, per comprendere, per integrare. È una soglia che va attraversata con rispetto, non con violenza. Perché il nuovo non si impone: si accoglie. E si accoglie un gesto alla volta, una microdecisione alla volta, finché ciò che sembrava estraneo diventa improvvisamente familiare.

Forse il punto non è eliminare la paura, ma imparare a camminarci accanto. Riconoscere che ogni desiderio di cambiamento porta con sé un’ombra, e che quell’ombra non è un ostacolo, ma una guida. Perché se il nuovo ci spaventa, è solo perché ha il potere di trasformarci. E la trasformazione, per quanto faticosa, è l’unico modo che abbiamo per non restare fermi.

Alla fine, resistiamo al cambiamento perché siamo umani. Ma cambiamo, nonostante tutto, per la stessa ragione.

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